Recensione di “Pinocchio” di Carlo Collodi a cura di Letizia Mecozzi

Italo Calvino sosteneva che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire. Credo che la fiaba Le avventure di Pinocchio appartenga a questa categoria.  Penso che essa sia paragonabile al Piccolo Principe, con un protagonista certamente un po’ goffo,  semplice, alla buona, meno carismatico di quello dell’opera francese ma che, nonostante tutto,  ha qualcosa da insegnarci ogni volta che riprendiamo il libro in mano.

Chi ha avuto la fortuna di visitare Collodi, il paese che ha dato i natali ed il nome d’arte a Carlo Lorenzini, autore di Pinocchio, avrà respirato l’atmosfera di fiaba mista a realtà che imbeve l’aria.  E, mentre si cammina nei sentieri di quel parco Collodi che ricostruisce la storia di Pinocchio a misura d’uomo, non si può fare a meno di realizzare che le sue vicende non sono poi così lontane da quelle umane e che questa fiaba ha tanto da insegnare e non solo ai più piccoli. D’altronde l’autore stesso, nelle prime righe del libro, ci avverte che non narrerà affatto di un re, come accade tradizionalmente nelle fiabe , ma di un semplice e banale pezzo di legno.  Forse perché i re nel mondo si contano sulle dita di una mano, mentre i pezzi di legno sono infiniti:  siamo noi uomini. Veniamo alla luce simili ed informi e assumiamo, nel tempo, l’aspetto che le nostre scelte e gli eventi della vita ci scolpiscono addosso.

Capita anche che lasciamo che siano gli altri ad imporsi.  Così certe volte l’uomo diventa burattino, perché affida ad improbabili burattinai i fili che  controllano le sue azioni e si ritrova ad imboccare e seguire sentieri che mai avrebbe voluto  percorrere.  

Credo che possiamo trovare qualcosa di Pinocchio in ognuno di noi. 

Pinocchio è l’uomo che imbroglia ed inventa il suo personale campo dei miracoli per moltiplicare i suoi zecchini d’oro. È il giovane che si ostina a vivere nel limbo del paese dei Balocchi dove la debolezza umana si arrugginisce e diventa codardia.  

È l’ingenuo che viene facilmente raggirato e manipolato e cede alle false lusinghe d’incantatori di  uomini. 

Pinocchio è il bugiardo che sa di mentire a se stesso e agli altri, che promette ma continua a sbagliare, schiacciando la voce della coscienza contro il muro dell’alibi. È l’egoista, cieco di fronte al sacrificio altrui, che agisce solo per il proprio tornaconto.

Eppure la storia di Pinocchio ci restituisce la speranza della libertà di scelta, ci insegna che in ogni  momento si può cambiare, raccogliere il coraggio e decidere di compiere un atto di altruismo,  nuotare contro corrente, rischiando per aiutare gli altri e, in questo modo, salvare anche se stessi. La storia di Pinocchio ci mostra che, sotto una superficie di apparente cattiveria, può mantenersi intatta una radice di purezza e bontà autentiche. 

Questa fiaba ci esorta a credere che, se riusciremo a non cedere al richiamo delle false illusioni e a  lasciarci alle spalle i gatti, le volpi ed i vari Lucignoli che incontreremo lungo la via, potremo realizzare il sogno di Pinocchio, che credo sia il sogno di ognuno di noi: smettere di essere burattini e diventare uomini veri. 

Vi proponiamo il link al sito del Parco di Pinocchio di Collodi.

Vi proponiamo anche l’audio libro.