di Cecilia Carella

La luce era fioca nel blocco E. Illuminava quello che era solito essere chiamato “Il miglio verde”. Un corridoio così lungo quanto doloroso che accompagnava i detenuti nel loro ultimo viaggio. Un viaggio dove la meta si sperava fosse il Regno dei cieli. 

Ma i prigionieri non potevano di certo saperlo. Prima dell’esecuzione il condannato era solito pregare Dio per sperare di essere accolto in casa sua. Nessuno sa dove l’anima di costoro finisse. Stupratori e assassini dopo qualche minuto non c’erano più. Lasciavano il loro corpo su questa dannata Terra, come prova della loro morte. Chissà se, nel momento dell’esecuzione, si pentissero davvero o se recitassero qualche breve frase solo per colmare un silenzio imbarazzante.

Il narratore, Paul Edgecombe, che era la guardia del blocco E, lo definiva uno spettacolo. Non saprei dirvi se in modo ironico, ma sicuramente “macabro”. E come si fa a provare pena per quelli che si sedevano sull’Old Sparky, la temuta sedia elettrica che poneva fine ad una vita? Ma è questa la particolarità del Miglio Verde.

Stephen King, l’autore del romanzo, il grande maestro dell’horror del Maine, ha la capacità di far emergere dall’inchiostro i sentimenti e le emozioni dei personaggi, facendoli arrivare al nostro cuore e ricordandoci che anch’essi sono umani. Tutti i detenuti aspettano con ansia che la loro ora arrivi, tranne il corpulento dallo sguardo calmo e pacato: John Coffey. Non si sa nulla di quest’uomo, né da dove provenga, quali siano i suoi parenti. Nulla. 

Si presume abbia violentato e ucciso le piccole Cora e Khate Detterick. Ma non vi era nessuna prova al riguardo. Si dice che sia stato trovato sulla riva di un fiume con in braccio le gemelle totalmente svestite e coperte da un leggero velo di sangue, mentre lui, grande e grosso, diceva: “Volevo rimediare, ma era troppo tardi”. Si sarà pentito dopo aver commesso un atto così atroce o c’era dell’altro? C’era ovviamente dell’altro. Infatti Coffey possedeva un potere divino, miracoloso: purificava le vite delle persone risucchiando i loro mali (malattie, tumori, infezioni).

La figura di John è associabile alla figura di Gesù, ad una figura divina capace di aiutare e fare miracoli.

Questo suo potere non aveva funzionato con le gemelle Detterick e lui ne era rimasto molto deluso. John Coffey, pur essendo innocente, non si lamentava del fatto che doveva finire sull’Old Sparky. Associava la morte ad una specie di liberazione da un mondo umano pervaso dal male. Non ne poteva più di questa sorta di veleno che infetta e provoca un dolore continuo. Il veleno è la violenza, è l’odio, sono le armi, sono le guerre che distruggono la vita umana. E a questa sorta di malattia è difficile trovare una cura, se non rinunciare a tutto e cercare la pace in Dio.

John Coffey simboleggia la speranza, alimentata dall’amore, che si fa strada in un corridoio pieno di dolore e cerca gioia nelle piccole cose. È una speranza che cerca di aiutare ed essere aiutata. Questa speranza si va spegnendo, cede come una piccola fiamma che lotta per la vita, ma si ravviva poi nel Paradiso celeste.

Il miglio verde non è altro che un passaggio tra una vita dolorosa e incerta ed una morte che non fa paura, ma sembra essere l’unica soluzione ai problemi.

L’audiolibro del “Miglio verde” – lettura di Lorenzo Loreti

Trailer del film “Il miglio verde”