di Ujala Khurana

Dopo che la collega Cecilia Carella ci ha presentato la favola di Amore e Psiche, abbiamo pensato di parlare del famoso gruppo scultoreo di Antonio Canova.

Antonio Canova è ritenuto uno dei più importanti scultori italiani. È il massimo esponente del Neoclassicismo. Nacque il 1° novembre 1757 a Possagno, in provincia di Treviso, località in cui è presente una gipsoteca dove sono conservati i modelli che un tempo si trovavano nello studio di Canova a Roma.

Canova è stato talmente straordinario che lo stesso Napoleone gli offrì di essere il suo ritrattista e di trasferirsi a Parigi, ma lo scultore non accettò, poiché non volle lasciare la sua città di “adozione” cioè Roma. Antonio Canova si era in realtà formato a Venezia, però aveva scoperto l’arte antica, con le sue forme idealizzate, e il mondo del mito pagano a Roma.

Come scolpiva Antonio Canova? 

Il magnifico scultore, per dare vita alle due affascinanti creazioni, ricorreva ad un procedimento molto articolato che si compiva in più fasi, anche con l’aiuto di altri scultori. In primo luogo si realizzava il bozzetto in terracotta, cui seguiva un modello in creta a grandezza naturale. Su questo veniva poi realizzato il calco, cioè l’impronta cava del modello. A questo punto, grazie al calco, si otteneva la copia in gesso. Finalmente si poteva procedere con la trasposizione dell’opera sul marmo di Carrara e questa fase veniva affidata la maggior parte delle volte ad altri scultori. Sul calco infatti si ponevano dei chiodini in metallo come punti di riferimento per riportare con esattezza le misure. Infine, dopo la sbozzatura, avveniva la rifinitura dei dettagli. Per rendere le figure più naturali e rendere anche l’idea della pelle, Canova stendeva una cera rosata sulla superficie marmorea.

Antonio Canova cercò sempre di raggiungere la bellezza ideale attraverso l’arte perché per lui l’opera doveva esprimere una perfezione che sta al di sopra delle passioni e delle debolezze umane. Per questo motivo lui rappresenta figure idealizzate, senza peso, che sembrano non appartenere al presente.

L’opera di Amore e Psiche è una delle opere più romantiche e sensuali che Canova abbia mai raffigurato. Il gruppo scultoreo rappresenta la giovane Psiche risvegliata dal bacio di Amore. La scena è tratta dalla favola narrata nel romanzo antico “L’Asino d’oro” di Apuleio che parla appunto di due giovani innamorati: Amore, figlio della dea Venere, e Psiche, una bellissima fanciulla.

Si narra che la dea fosse estremamente invidiosa della bellezza di Psiche. Per questo chiese a suo figlio Amore (Eros) di farla innamorare dell’essere più brutto della Terra. Il tutto non andò però secondo i piani: infatti Amore finì per innamorarsi della principessa. La dea, infuriata, ostacolò i due amanti, sottoponendo la bellissima fanciulla ad una serie di dure prove. Infine, per punirla, la fece cadere in un sonno mortale dal quale venne risvegliata dallo stesso Amore.

L’opera risale al 1787. Canova ci mise letteralmente ben 6 anni per completarla (1787-1793).

Canova ha lavorato il marmo con una tale maestria da far sembrare i corpi molto leggeri. La perfetta levigatura della superficie, inoltre, ne esalta la lucentezza.

Il gruppo scultoreo si apre in più direzioni grazie al movimento rotatorio determinato dalla posizione delle due figure e dal doppio anello formato dalle loro braccia. In questo modo è possibile ruotarle intorno per 360° scoprendo tutte le varie visuali ed anche un chiaroscuro mutevole.

I due personaggi sono collocati in diagonale e formano una piramide il cui vertice sarebbe l’ala di Amore.

Il drappeggio dell’abito di Psiche è molto dettagliato, reso morbido dal sapiente uso del chiaroscuro, che è evidente anche nella realizzazione delle ali di Psiche.

Le figure dovrebbero essere inespressive, ma non si può non avvertire un misterioso contatto visivo ed emotivo tra i due amanti.

Se volete ammirare dal vivo questo splendido gruppo scultoreo, dovete recarvi al Museo del Louvre di Parigi, dove è oggi conservato ed esposto.