Cecilia Carella recensisce il romanzo di Sophie Mackintosh.

Ragazze, chiudete gli occhi. Pensate a come sarebbe la vostra vita, il vostro futuro, se a deciderlo fosse una semplice e innocua lotteria.

Biglietti bianchi e biglietti blu, non esistono vie di mezzo. 

Biglietto bianco: preparatevi ad una vita da casalinghe e a sfornare figli. 

Biglietto blu: vi si apriranno possibilità sconfinate e allettanti di carriera e divertimento. 

Queste due categorie di donne sono destinate a vivere vite distinte e l’assegnazione della sorte è legittima e inappellabile. 

Non sarete voi a manovrare nulla del vostro futuro, che sarà qualcosa di già impacchettato e pronto. Una vita plasmata e zero possibilità di cambiamento. Scordatevi di poter scegliere. Una carta deciderà per voi. Tutto questo succederà quando il primo ciclo mestruale inonderà il vostro assorbente. Siete pronte? Tenetevi forte e soprattutto, obbedite al biglietto.

Calla non era né pronta né consapevole di quello che sarebbe successo.

La stanza della lotteria era grande. I corpi di tutte le ragazze erano come biglie dentro un flipper.

La prima che ricevette il biglietto fu proprio Calla: era blu. Fu indifferente a quello che possedeva tra le mani. Non sapeva se essere fortunata o meno.

I medici infilavano alle “biglietto blu” una spirale nell’utero per evitare la riproduzione. Agghiacciante! Calla sentii solo un piccolo fastidio, ma non le dissero niente, forse per non farla agitare.

Calla divenne grande. Viveva in una cittadina da biglietto blu, aveva un lavoro e si era innamorata di R. Trascorreva la sua vita ubriacandosi e tornando a casa molto tardi. R. era speciale e in lei iniziava a nascere un vero e proprio sentimento d’amore nei suoi confronti, ma a lui sembrava non importare più di tanto. 

Un giorno, o meglio una sera, istintivamente prese una calza e la riempì di farina. Se la portò al seno e iniziò a cullarla come se fosse un vero e proprio bambino. 

La vita da biglietto blu non le apparteneva. Lei sarebbe dovuta diventare madre. 

Un sentimento oscuro iniziò a germogliare in lei: la maternità le apparteneva, quella stessa maternità che per molte “biglietto bianco” poteva sembrare quasi una condanna, un guaio, un vero incubo. 

Immaginava R. sull’uscio della porta con una carrozzina e del latte in mano che aspettava la sua bimba. Desiderava ufficialmente un bebè, un essere da proteggere e accudire. Chiese aiuto ad A., il dottore delle “biglietto blu”. Lui non sapeva cosa fare, se non darle un kit di sopravvivenza.

Calla scappò, fuggì dalla sua città lasciando la sua vecchia vita incompleta. Non sapeva dove andare, che cosa fare. Nel corso del suo grandioso viaggio fece diverse conoscenze, soprattutto di donne che, come lei, volevano ribellarsi a quel regime ingiusto, impugnando l’arma più potente e distruttiva che esiste sulla Terra: la scelta. Erano donne segnate dal peccato della decisione proibita. Tra queste, quella che la colpì di più era una tale Marisol, ragazza dalle mille sfaccettature, che aspettava un bambino o, per meglio dire, faceva credere di aspettare un bambino.

Lo scopo comune era quello di raggiungere il confine. Il confine poteva essere interpretato in diversi modi: linea che separava la vita vecchia dalla nuova o linea immaginaria di libertà. 

Non vi rivelo il finale di questo bel romanzo. Posso solo dirvi che Calla sperimentò l’amore materno, che è il più grande che ci sia su questo pianeta.

Donne e ragazze di tutto il mondo, la Mackintosh ha parlato. Ora tocca a voi. Sciogliete le catene che limitano il vostro corpo e le vostre azioni e disubbidite, urlate, fate sentire la vostra voce e proteggete la vostra intimità!