Recensione di Cecilia Carella

“Cos’è successo dopo? Dopo? Be’… a Chamberlain è arrivato il demonio.” 

Una città completamente spazzata via. Solo fiamme. Un calore assurdo provocato da una forza non umana. I demoni, di solito, sono immortali; ma non è questo il nostro caso. 

Carietta White, conosciuta come Carrie White, è la prima creazione di Stephen King, scrittore statunitense nato a Portland il 21 settembre del 1947, non a caso nello stesso Stato del Maine in cui si trovava Chamberlain. 

Carrie aveva il dono di spostare oggetti e accendere lampadine con la forza della mente. Tuttavia i poteri di Carietta andavano ben oltre la telecinesi. 

Il dolore si accumulava infinitamente dentro di lei. Di fronte alle beffe pesanti dei compagni, allo sgradevole e rigido carattere religioso della madre, si trovava indifesa, senza munizioni. L’unica cosa che possedeva era la Mente, ma era un’arma a doppio taglio, distruttiva, difficilmente controllabile. 

Un giorno una luce di speranza si illuminò in fondo al tunnel tetro della sua vita: un ballo scolastico. Rappresentava per Carrie un momento di normalità, di sicurezza, di placidità. E lei provò ad affacciarsi a questo “mondo normale”, lasciandosi andare, non preoccupandosi di quello che poteva succedere. Purtroppo questo grande sogno si trasformò nel peggiore incubo della sua vita. Ma perchè tutto questo? Perché questa inimicizia contro una ragazza che si sarebbe accontentata di una pizza e di una birra dopo il suo primo appuntamento? Carrie soffrì come altre volte le era capitato, ma questa volta un brivido molto intenso di collera le passò per la mente. Sapeva di doversi vendicare, lo sapeva benissimo. E lo fece: bruciare, bruciare e assistere allo spettacolo più macabro che la vita possa offrire. Al dolore, infatti, Carrie rispose con la distruzione. Anche persone che non conoscevano questa ragazza subirono la sua ira. E Carrie era contenta. La sua feroce felicità si percepiva anche ad un chilometro di distanza. Ma, d’altronde, cosa poteva farci? Nessuno aveva mai capito veramente chi fosse Carrie. Le avevano fatto del male per l’ultima volta, avevano sprigionato il potere del demonio e funeste erano state le conseguenze: la città era ormai destinata a morire e nessuno poteva farci niente.

Carietta White era la causa di tutto questo? NO! Il dolore era la causa. Se solo avessero provato ad aiutarla, Chamberlain sarebbe ancora viva. 

Carrie lasciò sicuramente il segno al ballo scolastico: un segno di disgrazia e di terrore. 

“Fate che sia un ballo da ricordare per sempre” aveva scritto su un foglietto il professor Stephens. A quanto pare, la Notte del Ballo divenne indimenticabile. La scuola era in fiamme, ormai, e da lì si propagava un odore di bruciato che si estese in tutta la cittadina. Un finale così non se lo aspettava nessuno.

Guardare le stelle prima di morire non era sicuramente nei piani di Carrie. Quello scenario le piacque. Riuscì, per qualche istante, a non far caso al sangue tiepido che tingeva il suo vestito e il suo braccio oppure al dolore, provocato dal catrame, che pulsava sulla sua pelle. 

Margaret White, la madre di Carietta, diceva sempre che il solo modo di uccidere il peccato, quello mortale, era di annegarlo nel sangue. Il sangue rappresentava la soluzione. Carrie si trovava rannicchiata sull’asfalto avvolta dal liquido rosso che, sotto di essa, formava una pozzanghera.