di Giacomo Salvucci e Leonardo Scoppa

Il 12 novembre scorso si è conclusa a Glasgow, in Scozia, la COP26, la conferenza sul clima indetta ogni anno dall’ONU sul tema dei cambiamenti climatici. 

Gli obiettivi da raggiungere, attraverso l’attività di negoziazione tra le varie nazioni, riguardavano l’azzeramento delle emissioni di CO2 entro il 2050, il sostegno ai paesi con il livello di inquinamento più elevato, lo stanziamento di risorse economiche destinate a questa emergenza ed un maggiore controllo sul comportamento degli Stati rispetto ai provvedimenti in materia ambientale.

Più in concreto si è deciso di contenere l’aumento delle temperature non oltre un grado e mezzo, accelerando l’eliminazione del carbone, riducendo la deforestazione ed incrementando l’utilizzo di energie rinnovabili.

Quanto al sostegno ai Paesi maggiormente responsabili del global warming, si è deciso di  supportarli, così da  mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici, per la tutela delle comunità e degli habitat naturali.

Altro capitolo importante è quello relativo alla cosiddetta “finanza per il clima”, cioè il trasferimento di finanziamenti speciali ai Paesi in via di sviluppo, raggiungendo l’obiettivo di 100 miliardi USD annui.

Infine, si è voluto rendere operativo l’Accordo di Parigi, con particolare riferimento alla trasparenza. Vale a dire l’insieme delle modalità per il resoconto delle emissioni di gas serra ed il monitoraggio degli impegni assunti dai Paesi attraverso contributi stabiliti a livello nazionale.

Tutto ciò perché l’emergenza climatica sembra peggiorare di anno in anno con conseguenze sempre più pesanti sulle vite di tutti noi cittadini di questo straordinario, ma delicatissimo pianeta.