recensione a cura di Cecilia Carella

Beth Harmon, oltre che ad essere la protagonista di questo libro, è e sarà per sempre una creazione indimenticabile dello scrittore Walter Tevis, il quale nacque a San Francisco nel 1928 e morì a New York nel 1984. Visse nel Kentucky e scrisse in tutto sei romanzi, tra i quali “L’uomo che cadde sulla Terra” e “Solo il mimo canta al limitare del bosco”.

Il romanzo “La regina degli Scacchi” fu pubblicato nel 1983 e adattato nel 2020 in una miniserie. 

Beth, la protagonista, perse la madre e finì in orfanotrofio dove crebbe la sua passione per gli scacchi. Questi ultimi divennero per lei una vera e propria via di fuga. Era scaltra e abile, nessuno poteva fermarla o batterla. Vedeva, in quelle sessantaquattro caselle, un nuovo mondo. Poteva controllarlo e doveva stare attenta a non farsi male. Amava la vittoria e quasi sempre riusciva ad arrivarci con i suoi ragionamenti istantanei. Non si preparava niente prima: le veniva semplice giocarci. Era determinata e avrebbe fatto di tutto pur di difendere il suo punteggio di oltre 2000 punti. 

Il suo talento così prodigioso si fece strada in tutto il mondo. La bambina orfana che giocava a scacchi diventò così un simbolo: un simbolo di coraggio, un simbolo di talento, un simbolo di come una semplice passione possa portare alle stelle. 

A Beth piaceva la competizione, amava osservare i nemici mentre sudavano sopra la scacchiera e cercavano di raggirarla o di mettere in atto un piano che avrebbe mandato a monte il suo. Quasi mai ci riuscivano. 

Maneggiava con eleganza e sicurezza i pezzi che sembravano fatti apposta per lei. Se perdeva o accettava una patta, rimaneva delusa da se stessa. Stava male per tutto il giorno e provava a cercare l’errore, la causa di quella partita finita male o in parità. Non si dava pace. Quando vinceva, si sentiva libera, leggera come una farfalla, imbattibile. 

Tevis ci disegna una Beth combattente, vincente e razionale: insomma, una perfetta Regina degli scacchi. Dietro a questa scacchista a dir poco eccezionale, si nasconde l’elemento dissonante: il desiderio di autodistruggersi. Ecco che Tevis ci racconta il lato peggiore della campionessa di scacchi del Kentucky: l’alcool e il fumo. Dovete sapere che la signorina Harmon era una divoratrice di vino e una delle più grandi ciminiere della storia. Questa sua dipendenza minacciò di farla cedere:  a volte pensava solo a bere e a fumare e gli scacchi diventavano un lontano ricordo. Diventava violenta e iraconda con le persone dopo qualche bicchiere e qualche sigaretta. Controllarsi non era mai stato il suo forte. Tuttavia l’amore per gli scacchi e l’invidiabile bravura della Regina oltrepassavano ogni ostacolo. Grazie al gioco più solitario che ci sia Harmon apprese la calma, imparò a chiedere aiuto e soprattutto comprese che alcune cose non si possono cambiare, nemmeno con una variante di Morphy!  

Il linguaggio di Tevis non è ricercato, a parte qualche parola. Il libro è scorrevole, piacevole e di facile lettura. Una cosa che eliminerei volentieri? Le descrizioni delle partite e delle posizioni dei pezzi sulla scacchiera. A mio parere, sono troppo lente e possono far perdere interesse al lettore, soprattutto se non è appassionato di scacchi.

Confronto con la serie-tv

Il libro e la serie-tv mantengono naturalmente la stessa storia, quella di un’orfana che sembra essere destinata a diventare un Grande Maestro negli scacchi. Ci sono, però, delle differenze che bisogna mettere in risalto:

1) ALICE, LA MADRE BIOLOGICA DI BETH.

Nel libro, Tevis dedica una riga riguardo alla morte di Alice e Beth non era presente al momento dell’incidente stradale. Nella serie tv, Beth era presente nella macchina della madre al momento dell’incidente. Alcune fonti affermavano che la presunta Alice voleva suicidarsi e al contempo uccidere la figlia. Da questo possiamo dedurre che l’incidente era programmato dalla madre. 

2) ALMA, LA MADRE ADOTTIVA DI BETH.

Alma fu forse la prima persona ad amare veramente Beth. Al momento della sua morte, nella serie tv, a Beth scendeva qualche lacrima e provava una profonda sofferenza interiore. Nel libro, Tevis ci mostra una Beth indifferente, dispiaciuta sì, ma non in forma esagerata. 

3) L’INIZIO.

Soffermiamoci sull’inizio. Il libro inizia con la morte della madre di Beth. Il primo episodio delle serie-tv, intitolato “Aperture”, comincia con Beth che si trova a Parigi prima di un torneo. Tutto quello che succede prima, a partire dall’infanzia della ragazza, è narrato attraverso un flashback. 

4) IL TORNEO FINALE.

Beth vince il titolo di campionessa del mondo con un punteggio di oltre 2700 punti circa! Ma prestiamo attenzione ad un particolare presente nell’ultima partita. Quando è ormai alle ultime mosse, nel libro, Beth chiude solamente gli occhi per più di un’ora! Nella serie-tv immagina sul tetto della sala la scacchiera con i pezzi posti esattamente come sulla sua; è lì che trova, con i suoi ragionamenti lampanti, la risposta per asfaltare Borgov (lo sfidante e campione del mondo).