Letizia Mecozzi ci presenta “La metamorfosi” di Franz Kafka

Gregor Samsa, commesso viaggiatore, una mattina si sveglia e si accorge di essersi trasformato in  un enorme, ripugnante scarafaggio.

Quando apre la porta della sua stanza, i genitori e la sorella scappano inorriditi. Per Gregor è l’inizio di una lunga prigionia. Il suo unico conforto sono le  visite dell’amata sorella che gli porta da mangiare.

Progressivamente egli sente che sta perdendo il  contatto con la sua umanità. I familiari lo ritengono responsabile di tutte le loro disgrazie. La ferita più profonda gli è inferta dalle parole della sorella che si rivolge ai genitori dicendo: “Non è  possibile una vita comune di esseri umani con una bestia simile”.

Il padre gli scaglia contro delle mele e Gregor, ferito, si lascia morire per liberare i suoi da tante sofferenze. Egli comprende di  essere ormai un insetto da eliminare: la morte è l’unico rimedio per superare il senso di  oppressione ed inutilità.

Lo scarafaggio che imprigiona Gregor rappresenta una metamorfosi non solo fisica ma anche interiore. Gregor non reagisce con orrore alla sua trasformazione come sarebbe logico, ma si preoccupa del lavoro. Perciò si ha quasi la sensazione che quell’orrendo insetto sia qualcosa che era già presente e nascosto in lui, il lato oscuro che ogni uomo possiede. La Metamorfosi è un’opera breve ma incisiva ed angosciante in cui l’autore ha riversato tutta la sua anima inquieta. 

Nell’opera emerge il rapporto conflittuale che Kafka aveva con il  padre.

In “Lettera al padre” l’ autore scrive: “Mi è sempre stata incomprensibile la Tua mancanza  di sensibilità per la sofferenza che sapevi infliggermi… dalla Tua poltrona, Tu governavi il mondo…  con le Tue parole seguitavi a flagellarmi.” 

Nella “Metamorfosi” il padre oppressore fin da subito si accanisce contro Gregor: per ricacciarlo nella sua stanza prende un bastone, lo ferisce con le mele. 

Anche se autobiografico, il racconto ha il pregio dell’assoluta mancanza di toni tragici e della presenza di una narrazione distaccata ed impersonale. 

L’opera è profonda, toccante e commovente, ma soprattutto è attuale. È la storia del diverso che vive nell’isolamento in cui coloro che gli stanno intorno lo confinano. Non è un isolamento spaziale ma esistenziale, umano. Oggi il diverso non sceglie la sua segregazione, ma semplicemente e  passivamente la subisce. Si rassegna alla prigione esistenziale che, mattone dopo mattone, è stata costruita da chi gli sta intorno. Come Gregor, egli cerca calore, affetto e accoglienza in una comunità che lo respinge. È l’uomo che prova paura, vergogna, rimpianto, delusione e speranza  insieme. 

Il diverso è colui che, vittima di ingiustizie e prevaricazioni, ha il coraggio di conservare sensibilità e rispetto. Ma la consapevolezza di essere disprezzato provoca la morte dell’ anima che è un po’ come la  prigionia, come la cessazione di tutte le funzioni vitali prima ancora della morte fisica. Solo il rispetto profondo dell’altro e della sua diversità permette a tutti gli uomini di sentirsi tali e di uscire dalle prigioni in cui sono confinati, siano esse ideologiche , concrete o esistenziali. Per me questa è la profonda attualità del racconto di Kafka.

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