Irene Vacca ha intervistato l’atleta elpidiense Michele Martufi.

Buongiorno, e grazie per aver accettato l’intervista. Come mai hai scelto proprio l’Atletica e da quanto tempo la pratichi?

L’atletica è uno sport che, quando ero piccolo, conoscevo solo in tv. Non sapevo che esistessero delle squadre dove potersi allenare. Lo sport mi è sempre piaciuto e mi è sempre piaciuta la competizione nel rispetto delle regole degli avversari.

Da piccolo giocavo a pallone con gli amici e ogni anno partecipavo alla corsa di Casette d’Ete organizzata dal grande “Zio Ugo”. 

Un giorno arrivò un volantino pubblicitario a scuola (facevo le medie) che diceva: “Se vuoi fare atletica, chiama questo numero”. Si praticava gratuitamente. L’ho portato subito a casa e ho chiesto ai miei genitori di poterla praticare. Acconsentirono e a casa vennero due signori, Marcello e Felice, per parlarne. Avevano una grande passione che li aveva portati a costituire, nel 1972, l’Atletica Elpidiense AVIS AIDO.

Così il 13 novembre 1989 iniziai il mio primo allenamento all’età di 13 anni.

Non sapevo in cosa mi sarei imbattuto, ma mi piaceva il fatto di fare sport con una squadra a livello agonistico.

Com’è stato affrontare la pandemia? Sei stato fermo oppure hai trovato un modo per allenarti a casa?

La pandemia è arrivata in un momento in cui mi stavo allenando molto bene e stavo preparando la maratona (42 km). Preparare una gara del genere non è facile. Ero concentrato sugli allenamenti, quando la gara è stata annullata. Subito dopo è stata dichiarata la zona rossa. Da lì non mi sono potuto allenare, perché rispettare le regole era importante per la collettività. Ho fatto solo degli esercizi a casa che mi permettessero di mantenere la muscolatura tonica. Anche questa fase mi ha insegnato qualcosina.

Qual è stata la strada che hai percorso per crescere come atleta?

Di strade ce ne sono tante per affrontare un obiettivo, il difficile è trovare quella giusta.

Quando ho iniziato, ho avuto la fortuna di avere preparatori che dedicavano molto tempo alla tecnica. La tecnica nella corsa, come in tutti gli sport, è una cosa fondamentale che si deve imparare soprattutto da piccoli.

Nel corso degli anni ho avuto ancora la fortuna di conoscere persone molto competenti a livello nazionale (e non solo) e di allenarmi anche con atleti di altissimo livello, il che ti porta ad imparare molti aspetti fondamentali di questo sport. Ancora oggi cerco novità, perché non si finisce mai di imparare. L’esperienza poi mi ha insegnato l’importanza di conoscere il proprio corpo, di ascoltare tutti i segnali che dà.

Quali sono state le tue esperienze sportive più belle?

Come tutti gli sport ci sono momenti belli e momenti brutti.

Ricordo il primo anno che correvo e ho vinto la mia prima gara dei 2000 mt in pista. Ero bambino ed è stata un’esperienza bellissima, indescrivibile.

Poi nel corso degli anni ho avuto altre belle esperienze. Ho spaziato in molte discipline inerenti alla corsa: 800 mt, 1500mt, 3000mt, 3000 siepi, 5000mt, 10000mt, Mezza Maraona e Maratona. Negli ultimi anni ho anche partecipato a diverse manifestazioni “No limits”.

Sono tutte esperienze diverse e bellissime che insegnano, ognuna di loro, qualcosa di diverso.

Quanto tempo a settimana spendi per allenarti? Quali accortezze richiede questo sport nella vita quotidiana? Per esempio, com’è il tuo regime alimentare?

Mi alleno dalle cinque alle sette volte a settimana. In questo sport, come in tutti gli altri, più impegno ci si dedica, più risultati si ottengono. Per raggiungere i risultati, bisogna essere costanti e avere un obiettivo. Probabilmente uno è collegato all’altro, nel senso che, se hai un obiettivo, diventi costante e, se sei costante, cerchi nuovi traguardi. Più il livello si alza, più si devono curare i particolari. La tecnica di corsa è importantissima e bisogna impararla soprattutto da bambini, perché poi, col crescere, ti rendi conto di quanto ti è necessaria.

Seguire un’alimentazione corretta per me è stato un argomento particolare. Fino a circa 10 anni fa non sapevo nemmeno di cosa si parlasse; poi, cominciando ad informarmi, nel giro di qualche anno ho capito che avevo tralasciato un fattore importantissimo. Mettevo il corpo sotto sforzo senza dargli quello che gli serviva. L’ho capito dopo la mia prima maratona nel 2012. Curando l’alimentazione anche in maniera non perfetta, il corpo sta meglio e di conseguenza si va meglio e si recupera prima. Mangiare bene ed equilibrato significa tenere al proprio corpo. Non sono mai riuscito a seguire un’alimentazione perfetta, ma cerco di seguire un regime che migliora sia la mia pratica sportiva che la giornata in generale.

Pensi di continuare a praticare questo sport?

Sì, perché è uno sport che mi ha portato a praticare altre discipline, tipo le gare “No limits” (fantastiche) o il ciclismo (riguardo al quale sta crescendo anche il gruppo CA7DETE Bike & Run). Chissà… se inserisco anche il nuoto, qualche garetta di Triathlon non mi dispiacerebbe.

Comunque la cosa importante è fare sport, qualsiasi esso sia, divertendosi, conoscendo nuove persone, girando l’Italia e il mondo, e farlo in salute..

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Ad oggi penso ancora a correre ed allenarmi bene per fare altre gare e soprattutto fare bene una Maratona. Un domani probabilmente, continuando a praticare sport in maniera più “soft”, penserò di allenare ragazzi o adulti cercando di trasmettere loro tutto quello che io ho imparato.

Lo sport insegna molte cose che sono fondamentali nella vita, ma deve essere praticato in modo corretto e nel rispetto delle regole.