Vi presentiamo uno scritto di Elena Viola Zefferini,

pubblicato all’interno di una raccolta di elaborati vincitori del concorso letterario “Storie collettive dall’isolamento” (2020).

Edward Hopper, Cape Cod Morning, 1950

Finalmente Giugno! Ora la luce in fondo al tunnel iniziato a Marzo ci travolge prepotente e colora di positività ogni cosa: il sole alto all’orizzonte, il cielo limpido, i profumi dei fiori che invadono l’aria … Si prospetta un’altra bellissima giornata: la natura esplode nella sua vivacità e solo ora ne godiamo a pieno. Il risveglio primaverile lo abbiamo osservato attraverso i vetri di casa, timorosi e pieni di dubbi. Sembra passata un’eternità dall’annuncio del lockdown, tanti i discorsi, contraddittorie a volte le notizie, alcuni di noi si sono sentiti spaventati, altri frastornati, altri ancora sono rimasti indifferenti o cinici.

Lezioni sospese, palestre e negozi chiusi, concerti annullati, stop alla quotidianità, strade deserte in un silenzio surreale, siamo stati travolti da qualcosa più grande di noi nascosto in un virus microscopico.

Quest’emergenza ci ha travolto e fermarsi è stata l’unica cosa da fare, responsabilità e dovere verso noi stessi e gli altri.

Numeri e percentuali nei notiziari pomeridiani, bollettini sempre drammatici con i contagi che faticano a scendere … giorni che scorrono uguali, noi chiusi in gabbie sicure e invalicabili, costretti a guardare il mondo da un oblò, anche se il mondo là fuori non aspetta ed il tempo scorre come fa da sempre. Le videochiamate sono diventate una realtà di tutti i giorni, ci si “incontra” così con compagni, amici, parenti e professori.

Questa nuova dimensione sospesa e rallentata è l’occasione giusta per metterci alla prova: ho cercato di trasformare questa forzata sosta in un’opportunità, senza cedere allo sconforto o a inutili rabbie, anche se a volte mi sono sentita smarrita. Un pianoforte e i libri uniche vie di fuga: la musica mi rapisce e mi conduce in altre dimensioni …, mi piace l’odore della carta e con un libro in mano si può andare lontano pur restando sulla poltrona di casa … È la nostra casa il nido sicuro e la vita non è tutta fuori ma soprattutto dentro ciascuno di noi; rimanendo a casa abbiamo riscoperto il valore del tempo, riflettendo se tutto il nostro correre a caccia del superfluo abbia davvero senso, se sia giusto che la fretta tolga spazio ai sentimenti e ai rapporti con i familiari. Ho imparato a guardare con occhi diversi per cogliere la bellezza delle piccole cose … la grazia di un passero che fa il bagno nella ciotola del mio cane e che vola via quando si accorge di me! Mi affaccio alla finestra e mi fermo ad osservare il volo acrobatico di un gruppo di uccelli, stupenda quella sensazione di libertà! Resto immobile e incantata davanti a tutte le sfumature di un fantastico tramonto e mi accorgo di quanto il mondo sia meraviglioso …

Il peggio è ormai alle spalle ma la certezza che tutto torni come prima ancora non si percepisce; eppure ovunque gente senza mascherina, gente che non rispetta i distanziamenti, che abbassa la guardia. Basta farsi un giorno intorno casa per trovare rifiuti di plastica abbandonati e capire che il virus più letale siamo proprio noi. La gente sembra tornata alla vita di sempre come se niente fosse!

Abbiamo già dimenticato quanto siamo vulnerabili e fragili … come se quel periodo fosse un lontano ricordo.

Credo che la gente dimentichi in fretta perché bisogna un po’ annegare nelle situazioni per essere toccati da quella paura, da quell’ansia, ed è proprio nei momenti difficili che ci rendiamo conto che quelli a cui teniamo sono i nostri familiari e pochi amici.

Mi auguro che l’esperienza collettiva da poco vissuta e non ancora conclusa ci abbia davvero insegnato qualcosa, se non altro ad ascoltare noi stessi, la nostre voce più umana ed intima, a capire che nessuno si salva da solo ma che ciascuno di noi è parte imprescindibile di un tutto, che ognuno può contribuire al miglioramento generale … non servono grandi gesti per fare buone cose!