di Letizia Mecozzi

La danza fa parte della mia vita da sempre. Me ne sono innamorata a tre anni quando, sulle note del “Valzer dei fiori” di Tchaikovsky, ho assistito al Passo a due della Principessa Confetto con il  principe Schiaccianoci. Ero piena di meraviglia: avevo scoperto che l’essere umano era capace di  simulare il volo con una grazia quasi pari a quella degli uccelli. 

Dovevo farlo anch’io, assolutamente! E, con la caparbietà e la fiducia smisurate di chi si è appena affacciato alla vita, ho iniziato a frequentare un corso di danza classica e non ho più smesso. Allora ero molto simile ad una pallina di gomma eppure, ballando, non mi sentivo affatto goffa. Anzi, era tutto il contrario. Avevo la sensazione di essere una farfalla leggera ed aggraziata.  Questi dieci anni sono stati impegnativi ma bellissimi. Ho ricordi indimenticabili: il batticuore prima degli spettacoli, la fatica delle prove, le risate dietro le quinte, gli stage estivi, la paura degli esami.

Da quattro anni ho iniziato anche danza moderna e contemporanea, ma la mia preferita rimane in assoluto la danza classica. Il momento più bello e più atteso è stato quando, dopo aver iniziato a frequentare la prima media, si è avverato il sogno di ogni ballerina: danzare sulle punte. È stato  meraviglioso ed entusiasmante ma anche molto faticoso, soprattutto perché dovevo conciliare le otto ore di danza settimanali con l’ impegno scolastico che era molto più duro. Tuttavia la stanchezza non  pesa quando si fa ciò che si ama.  

La danza classica non è uno sport, non è un’attività fisica che si pratica per rilassarsi e divertirsi.  È disciplina, impegno, dedizione, costanza. Richiede rigore, precisione, pazienza infinita, disponibilità al sacrificio. Bisogna avere una grande passione, una passione che, come dice la mia  insegnante di ballo, ritorna alla radice antica del termine, pathos, perché essere appassionati  di qualcosa significa essere disposti anche a patire un po’.

La danza chiede tanto, ma restituisce molto di più: regala un sogno di grazia e bellezza. Non la  bellezza esteriore, che non conta nulla, ma una bellezza che nasce dall’ armonia dell’anima con se stessa e con il mondo. Un’armonia che viene da dentro e non da fuori e per questo invade tutti gli  aspetti della vita. La danza per me è gioia di vivere, condivisone. Mi ha insegnato ad apprezzare la bellezza della musica classica e a comprendere storie in cui non sono più le parole a narrare i fatti e le emozioni, ma la musica e il movimento.

La danza è il solvente che diluisce tutte le mie ansie e paure, mi dà equilibrio e serenità.  Ne ho avuto la prova inconfutabile in questi nove mesi in cui il Covid ha paralizzato il mondo impedendomi di ballare.

L’ anno scorso in questi giorni ero a teatro per le prove dello spettacolo di  Natale e ho ballato proprio su quel “Valzer dei fiori” che ha dato inizio a questa mia passione. Voglio interpretarlo come un segno che mi esorta a considerare questo periodo come un’ellissi temporale, non un buco nero, non uno spazio vuoto, ma un lungo salto che mi trasporterà ad un nuovo inizio in cui tornerò a ballare.